Beppe Scienza, che ringraziamo, ci ha inviato il testo di un suo articolo uscito su Libero Mercato relativo alla pubblicita' ingannevole del Govero sul TFR. Il testo che ci ha dato è più completo rispetto a quello pubblicato sul giornale.
Pubblicità ingannevole del Governo sul TFR
di Beppe Scienza
Uscito, in forma ridotta, col titolo «Sta per compiersi l'inganno del Tfr» su Libero Mercato (29-6-2007 p. 3), quotidiano diretto da Oscar Giannino, abbinato al quotidiano Libero.
Nei fumetti la cosa è accettabile. Ricordo alcune avventure di Topolino con obelischi egizi ricoperti di scritte che non erano né in geroglifici né in caratteri demotici. Si trattava di un’accozzaglia di segni senza nessun significato. Analogamente potremmo accettare parole in libertà in una canzonetta o altra produzione artistica.
Ma nel caso di una campagna di inserzioni, per altro discutibilissima, commissionata e pagata dal governo italiano si può supporre che le parole e le frasi abbiano un ben preciso significato. Quindi leggendo che “entro il 30 giugno 2007 tutti i lavoratori italiani del settore privato potranno decidere in assoluta libertà se destinare il proprio TFR futuro alla previdenza complementare o se invece mantenerlo in azienda”, di prim’acchito penseremmo che sia vero.
Invece è falso. Molti non possono farlo e, tanto per parlare chiaro, ad alcuni la cosa secca molto, perché sentirsi non solo intrappolati ma pure presi in giro può dare fastidio. Anzi, dà fastidio quasi a tutti. La possibilità di “mantenere il proprio TFR futuro in azienda” è infatti negata all’ampia categoria di persone costituita da chi è stato lavoratore dipendente prima del maggio 1993 e ha aderito entro il 2006 a un fondo pensione, di regola sindacale.
Devo ammettere che io stesso rimasi stupito, quando alcuni mesi fa ricevetti al Dipartimento di matematica, dove insegno, l’e-mail di un aderente a uno dei primi fondi pensione italiani, ovvero a quello dei capi e quadri Fiat, istituito il 1° dicembre 1997. Costui mi spiegava che voleva scegliere di tenere il TFR in azienda, ma aveva scoperto che lo statuto del fondo era stato modificato. Poteva smettere di versare il suo contributo, ma non di versare il TFR maturando nel fondo (articolo 8, comma 6 del nuovo Statuto). Mi giunsero poi analoghe segnalazioni relative a Cometa, a Telemaco ecc. (per maggiori dettagli si veda il capitolo 2 del mio libro La pensione tradita, intitolato appunto “Trappole per catturare il TFR”).
Tutto ciò è confermato dallo stesso organo di vigilanza (Covip), secondo le cui spiegazioni “i lavoratori del settore privato iscritti a forme di previdenza obbligatoria per la prima volta prima del 29-4-1993 e iscritti a fondi pensione al 1° gennaio 2007”, possono mantenere presso il datore di lavoro solo il TFR residuo. Quindi, se lo versavano tutto, non possono scegliere un becco di niente. In barba a quanto scritto, a spese dei contribuenti, nelle inserzioni del governo non possono affatto decidere “in assoluta libertà di mantenere il TFR in azienda”.
Quindi i vari Titi Boeri, i vari Giuliani Cazzola, le varie Else Fornero ecc., che insistono sulla libertà e volontarietà della previdenza complementare, farebbero meglio a scendere dai loro piedistalli e consultare il significato di tali parole in un qualunque dizionario della lingua italiana.
Ci sarebbe poi altro da aggiungere sulle inserzioni in questione realizzate dall’agenzia Armando Testa, di cui si può supporre però la buona fede, ovvero che abbia riportato un testo del governo senza nessuna competenza in materia. Non sarà ingannevole, ma certo è tendenzioso elencare i fondi negoziali, i fondi aperti e i piani individuali di previdenza e dire solo di essi che “ognuno di questi ha i suoi benefici”, lasciando intenderete che lasciare il TFR in azienda non presenta invece nessun vantaggio. A parte ogni altra considerazione, è anche uno schiaffo al ministro Paolo Ferrero e alla sua apprezzabile difesa del TFR.







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